Castel dell’Ovo: dall’uovo di Virgilio a quello di Partenope

Viriglio, stregone e grande uomo di cultura, amò Napoli in modo viscerale, e fu anche un gran benefattore per la città partenopea. E a lui è legata la leggenda circa il nome di Castel dell’Ovo.

Castel dell'Ovo: dall'uovo di Virgilio a quello di Partenope

In realtà sono tante le leggende che riguardano questo nome. La più nota è appunto quella legata a Virgilio. Secondo la tradizione, il poeta donò a Napoli un uovo in una caraffa di Vetro chiusa all’interno di una gabbia posta sotto al soffitto nei sotterranei del castello.

La simbologia. L’uovo, nellparte e in ambito religioso è allegoria della vita. Nella sua forma perfetta rappresenta l’universo. Il tuorlo, la parte gialla, indica il sole, e l’albume, la parte bianca, indica la luna e gli astri che rispettivamente indicano l’uomo e la donna.

Altro culto al quale è legato l’uovo del castello è quello della sirena Partenope. Un personaggio mitologico metà uccello e metà donna che pare abbia deposto un uovo prima di fondare la città. L’uovo, conservato nel luogo che divenne la tomba della sirena, non doveva scomparire altrimenti veniva interpretato come cattivo auspicio. Ricordiamo che Partenope placò il suo dolore innamorandosi di questa città dopo che non riuscì, con il suo canto, a sedurre il prode Ulisse.

La credenza popolare era così forte che non venne sradicata nemmeno nel XVI secolo quando si cercò a tutti i costi di eliminare tutti i culti pagani. Si narra infatti che la Regina Giovanna I d’Angiò, quando fece ricostruire castel dell’Ovo, distrutto da un maremoto, volle che in una gabbia, sospesa sotto al soffitto, venisse conservato un uovo. Ovviamente all’interno dei sotterranei della fortezza.

All’epoca l’isolotto fu ribattezzato “Il Salvatore”, per via della Chiesa costruita all’interno dell’edificio. Tuttavia fu costruita anche un’altra cappella, di cui però oggi non vi è più traccia, dedicata alla Madonna dell’Uovo, per mantenere vivo il culto e non scontentare né il popolo superstizioso, e né il clero.

La fondazione di Castel dell’Ovo. Al di là delle leggende il castello fu fondato dai Normanni nel XII secolo sulle rovine di un monastero basiliano, quest’ultimo eretto a sua volta sui resti di un enorme dimora appartenuta al generale romano Lucullo. Partiva dall’attuale isolotto di Pizzofalcone fino ad estendersi, probabilmente a Piazza Municipio. Immensi erano gli spazi verdi e i laghetti che costeggiavano l’intera area. Qui Lucullo fece allevare delle murene e inoltre fece impiantare i primi alberi di pesco importati dalla Persia. Lucullo venerava la cucina come se fosse arte tanto che da lui deriva il modo di dire un “pranzo luculliano”.

Tuttavia da questo Castello si può godere di una meravigliosa vista sul mare ed è interessante la sua funzione militare come guardiano contro gli attacchi dal mare. È palese che la sua posizione era strategica. Secoli fa, quando furono costruiti anche gli altri castelli e quando Napoli non era costellata da numerosi ed alti edifici, poteva comunicare, visivamente con il Castel Nuovo (Maschio Angioino) e Castel Sant’Elmo, sulla collina del Vomero, e avvertire nel caso in cui avessero scorto navi nemiche sospette per eventuali attacchi al regno.

Tavola Strozzi porto antico di Napoli

Questa è invece una tavola che riproduce il porto di Napoli intorno al 1472. Una copia è possibile ammirarla all’ingresso di Castel dell’Ovo. Questo è più o meno l’aspetto che doveva avere il porto in quegli anni. Forse, l’unica cosa a non essere fedele sono i tetti spioventi delle abitazioni. Ma probabilmente derivano dalle fantasie di un artista del Nord, Francesco Rosselli. Rinvenuta a Palazzo Strozzi e oggi conservata nel Museo Nazionale di San Martino a Napoli.

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