‘O filoscio napoletano: la storia della marenna dei “fravecotori”

È stata per decenni la classica "marenna" che le mogli dei muratori preparavano ai propri mariti come pranzo da portare con se "'ngopp'o cantier'".

Il filoscio napoletano è un piatto povero, contadino, ma con una storia antica che tra le sue origini dal regno di Carlo V di Spagna, che addirittura sembrava fosse uno dei suoi piatti preferiti dopo averlo assaggiato per la prima volta durante uno dei suoi soggiorni a Salerno.

‘O filoscio napoletano: la storia della marenna dei “fravecotori”

Tuttavia, come è già noto, la cucina partenopea deve gran parte delle proprie ricette a quella francese, ai Monzù, chef d’oltralpe arrivati a Napoli durante il regno borbonico. Infatti ‘o filoscio è una frittata di uova, con forma allungata, imbottita di mozzarella e deriva dal francese “filoche“.

Ad ogni modo, a Napoli, ‘o filoscio napulitano ha attualmente una storia più affascinante, fatta di sudore e di ideali visto che viene spesso associata come “‘a marenne dei fravecatori“, la colazione che quelle mogli, ogni mattina, con santa pazienza, preparavano ai mariti quando alle 5 del mattino si svegliavano per “mettere mano” al cantiere e svolgere il proprio lavoro di muratori.

Scattata la sirena del cantiere, a mezzogiorno, non esistevano “né santi e né madonne, dalla propria borsa o zainetto tutti i fravecatori tiravano fuori la colazione che spesso consisteva in questo filoscio in mezzo al pane. Di una semplicità unica ma assaje gradita anche se per la povertà che c’era era probabilmente l’unica pietanza che le moglie di questi lavoratori potevano permettersi di cucinare.

Lì, tra le mura di quei cantieri, l’unico ricordo non è solo il filoscio, ma anche quel cappellino fatto con il giornale che indossavano i muratori. È stato il simbolo del comunismo. Con quel copricapo a forma di barchetta e fatto rigorosamente con il giornale dell’Unità lo ostentavano, addirittura, con orgoglio. Altri invece lo “fabbricavano” con altri giornali come l’Avanti o Il Mattino, ognuno con la propria idea politica in testa, fino a quando la politica veniva vista come un’idea sana, ignari che da lì a poco avrebbe rovinato la vita a molti italiani.

Sono questi ricordi di una Napoli più genuina ormai sparita. Non esistono più i fravecatori col filoscio e la barchetta in testa, e quelle sudate sotto al sole dalle 6 del mattino alle 8 di sera, facendosi “il mazzo” per garantire alle proprie famiglie il piatto a tavola, perché anche questo lavoro non c’è più visto che sono spariti pure i cantieri. Ed è mutata pure quell’idea politica che avevano in testa, quell’idea concreta, perché fatta di carta e che a stento ha permesso ai figli di muratori e operai di andare all’università e farsi una cultura.

Commenta con i tuoi amici