La smorfia napoletana: il significato dei numeri della cabala

La Smorfia, nome che deriva dal Dio Morfeo, re dei sogni, è indispensabile per la loro interpretazione e gioco del lotto visto che ad ogni numero è associato un significato.

La Smorfia napoletana è lo specchio stesso della napoletanità e dalla Campania tutta. Ha origini molto antiche e il significato dei numeri, spesso, è a sfondo sessuale o tuttavia c’è sempre di mezzo una donna.

La smorfia napoletana: il significato dei numeri della cabala

La figura femminile è al centro della Smorfia perché la società campana era di tipo matriarcale. Il significato del numero e la relativa corrispondenza non è sempre chiaro, mentre è chiaro il riferimento sessuale e alla fecondità visto che gli aneddoti raccontati per ogni singolo numero sono da legare ai riti di superstizione e procreazione. Si tratta di credenze legate alla cultura ancestrale della quotidianità della vita locale.

La smorfia napoletana, il significato dei numeri

1, L’Italia: in realtà l’1, prima dell’Unità d’Italia nel 1860, corrispondeva al Sole e al suo culto antico profano;
2, la bambina;
3, il gatto: che in napoletano diventa ‘a gatta, fa sicuramente riferimento all’organo genitale femminile;
4, il maiale: era una pratica comune incorporare, invece di abolire, i culti divini dal paganesimo al cristianesimo ed è quello che accade a Napoli. Il maiale è l’animale consacrato alla dea Demetra, molto adorata a Napoli e con l’avvento del Cristianesimo il culto del maiale da Demetra passò a Sant’Antonio Abate. Semplice no?;
5, la mano: far riferimento ovviamente alle 5 dita della mano. In molte caverne preistoriche vediamo raffigurate una mano, diventando così simbolo millenario
6, quella che guarda a terra;
7, il vaso: anche questo è un simbolo preistorico visto che è stato il primo oggetto realizzato da un ominide, ovvero l’homo sapiens;
8, la Madonna: mistico, soprattutto se lo volgiamo in orizzontale ne ricaviamo il segno dell’infinito. Con l’8 si festeggiavano le divinità femminili, poi completamente surclassate dalla Vergine Maria;
9, i figli;
10, i fagioli: uno degli usi più divertenti si fa a Natale, sulle cartelle della tombola per coprire i numeri. Ma in realtà i fagioli sono il simbolo della rinascita: dopo la seccatura rivivono in acqua. Le donne romane in oltre portavano al collo dei ciondoli a forma di fagiolo come simbolo di buon augurio;
11, i topi: meglio noti nella smorfia napoletana come “‘e zoccole”. Il loro muoversi velocemente dalla luce alle tenebre indica il legame costante tra spirito e materia, bene e male;
12, i soldati;
13, Sant’Antonio (da Padova): questo santo si festeggia a Napoli il 13 giugno. È tuttavia molto importante per i napoletani, quasi alla pari di San Gennaro, visto che per 10 anni, quando i partenopei litigarono con il Santo, Antonio da Padova divenne il nuovo protettore della città. Purtroppo però il santo padovano non funzionava contro il Vesuvio e così fu “ripristinato” San Gennaro;
14, l’ubriaco: la partenope pagana era legata ai riti dionisiaci e lo stato d’ebrezza, quasi di trans, era un modo per comunicare con la divinità;
15, il ragazzo;
16, il deretano (‘o mazzo);
17, la disgrazia: il numero sfortunato nel mondo è il 13, ma a Napoli il 17 è il più temuto, soprattutto il venerdì 17. Anche se nella Cabala il 17 è legato alla felicità, nell’antica Roma, ad esempio non era così: il numero romani XVIII anagrammando diventa VIXI che in latino significa Io vissi, dunque significa “sono morto”;
18, il sangue;
19, la risata;
20, la festa;
21, la donna nuda;
22, il pazzo;
23, lo scemo;
24, le guardie;
25, Natale;
26, Nanninella
27, ‘O cantaro, il vacillo o vaso da notte che si utilizzava per fare pipì appunto di notte per non andare in bagno. A Napoli viene usato anche come offesa “scassa cantaro” ovvero “rompere il pitale”, qualcuno che sta per arrecare un gran fastidio;
28, il seno;
29, il padre dei bambini (l’organo enitlae maschile) la figura fallica dalla quale deriva la progenie. In realtà nell’antica roma era usanza strofinarsi i genitali contro i cattivi presagi. Per la donna invece si strofina un corno rosso che è la versione “cristiana” del fallo romano;
30, le palle del tenente;
31, il padrone di casa: l’ultimo giorno del mese si paga il pigione;
32, il capitone;
33, gli anni di Cristo;
34, ‘a capa;
35, l’uccello;
36, le nacchere;
37, il monaco;
38, le mazzate;
40, ‘a paposcia (l’ernia scrotale): a Napoli ad alcuni uomini duole con l’arrivo del cattivo tempo;
41, il coltello;
42, il caffè;
43, ‘Onna pereta affacciata ‘a barcone (una donna volgare e di facili costumi affacciata al balcone per spettegolare. Può essere definita anche una “zompapereta” (qui il significato e origine della parola);
44, ‘e cancelle (il carcere);
45, il buon vino;
46, i soldi;
47, il morto;
48, il morto che parla (in sogno);
49, il pezzo di carne;
50, il pane;
51, il giardino (si allude al pube femminile);
52, la mamma;
53, il vecchio;
54, il cappello;
55, la musica;
56, la caduta;
57, il gobbo;
58, il pacchetto;
59, i piedi;
60, il lamento;
61, il cacciatore;
62, il morto ammazzato;
63, la sposa;
64, ‘a sciammeria: si indica una persona vestita a festa;
66, il pianto;
62, le due zitelle;
67, il totano nella chitarra: espressione pittoresca per esprimere l’atto sessuale;
68, ‘a zuppa ‘e carnacotta;
69, sottosopra;
70, il palazzo;
71, l’uomo di merda;
72, la meraviglia;
73, l’ospedale;
74, la grotta;
75, Pulcinella;
76, la fontana;
77, i diavoletti;
78, ‘a bela figliola;
79, il ladro;
80, la bocca;
81, I fiori;
82, la tavola imbandita;
83, il cattivo tempo;
84, la chiesa;
85, le anime del Purgatorio;
86, il negozio;
87, ‘e perucchie;
88, i caciocavalli;
89, la vecchietta;
90, la paura e la popolazione.

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