Se voleva attirare l’attenzione, a questo punto, non solo dei turisti ma soprattutto dei partenopei, “Passione di Sofì” ci è riuscita. Un classico della gastronomia napoletana, il tarallo, diventa tarallo fritto.

Da Passione di Sofì arriva un classico rielaborato: il tarallo fritto

All’aspetto sembra un normalissimo tarallo con sugna, pepe e mandorle, ma quando lo assapori la sensazione è totalmente diversa. Lo si può assaggiare in via Toledo 206. Alcuni ingredienti sono segreti ma è ovvio che in rispetto alla tradizione, Passione di Sofì utilizza: farina biologica poco raffinata, strutto, mandorle baresi, pepe nero di cayenna, sale integrale di Sicilia, acqua e lievito madre.

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Nelle vetrine di Passione di Sofì campeggia il ciurllo fritto, l calzone (salame e ricotta o scarole e olive), il filoncino, le verdure pastellate, i crostoncini di ricotta, le zeppoline, il crocchè (semplice, con prosciutto o con friarielli), gli scagliuozzi, gli arancini, le frittatine, le montanare e tanto altro ancora. Infatti Angelo Terzo dichiara:

La frittura da sempre viene consumata come un cibo di strada già nel 2500 a.C. in Egitto era una pratica diffusa, così come nell’epoca romana. Anche a Napoli ha origini antiche, è un rito, uno stile di vita, perché fa parte della cultura partenopea che vive la città anche nelle sue strade, nei suoi vicoli, nei suoi luoghi. Ad oggi poi diversi scienziati dopo nuove ricerche, hanno scoperto che la frittura non sia dannosa come si racconta da anni ma addirittura sembra essere un ottimo modo per prevenire molte malattie come il cancro anzi. Ed inoltre è affermato che le verdure mantengono le loro proprietà nutritive di più se fritte nell’olio d’oliva rispetto a quando sono cotte in acqua. Il segreto è usare l’olio giusto, e non esagerare, come in tutte le cose

 

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