“Toto, Focusing Art”: ogni parola si piega alle emozioni

L’esperienza è stata davvero unica. Probabilmente perché da napoletana, viaggiare nella memoria di Totò, attraverso quello che gli è appartenuto, mi ha trasmesso emozioni infinite.

"Toto, Focusing Art": ogni parola si piega alle emozioni

Chi è cresciuto con i film di questo artista, magari, può avvertire pienamente l’imponenza dei sui lavori. Totò era fatto unicamente di Totò. Principe, scugnizzo, vate, un artista a 360 gradi.

Totò Genio“, mai nome fu più azzeccato per una mostra. Allestita nel complesso della Chiesa di San Domenico Maggiore fino al 9 luglio, è un viaggio nella memoria dell’artista. Memoria che diventa luogo. Oggetti appartenuti all’artista o ancora poesie scritte direttamente da lui con la propria macchina da scrivere. Tutte le locandine dei suoi film, i suoi abiti, la sua bombetta che lo rendono riconoscibile nel mondo intero.

Ma la “chicca” che mi ha fatto vivere in maniera diversa, e apprezzare ancor di più la mostra, è stato il “Focusing Art“, che si è svolto dopo la mostra. Un modo davvero unico per vivere e apprezzare l’arte, in questo caso la rassegna “Totò Genio”. L’iniziativa organizzata dalla sociologa e psicologa clinica Dott.ssa Rosanna Camerlingo, e a cura di Live Local Napoli, è in realtà un’esperienza unica. Chi decide di partecipare al focusing art imparerà a guardare dentro la mostra attraverso se stessi. Con il Focusing Art possiamo entrare in contatto con quella parte di informazioni, che stanno risuonando dentro il nostro corpo, perché significative per la nostra storia e il nostro vissuto.

In cerchio, insieme a tutti i partecipanti, appena dopo la mostra, la voce gentile e rassicurante della psicologia ci ha guidati in un viaggio attraverso noi stessi aiutandoci a tirar fuori quello che realmente ci ha trasmesso la mostra e non viverla, dunque, solo come un’esperienza passiva, di visione. Imparare ad interpretare le emozioni che ci ha trasmesso, o se non altro ad individuarle. Cose che facciamo sempre più di rado, anche quando una determinata opera potrebbe o meno destare in noi una certa attenzione.

Personalmente ciò che più mi ha colpita di più sono state senza ombra di dubbio le poesie di Totò. In uno stato quasi di trans, durante il Focusing Art, ho capito una cosa di Antonio De Curtis. Non era un semplice nobile per titolo ereditato. La nobiltà d’animo dell’artista del Rione Sanità era quella di non guardare attraverso le cose, ma sviscerarle. Anche la scena, più banale, Totò, la trasforma in poesia. Come il suo gatto che cerca di “acchiappare” il topo. Totò ne tira fuori una “storiella”, di fantasia, dove il topolino prega al gatto di non mangiarlo perché ha una famiglia da sfamare, altri topini a cui badare e che senza di lui non saprebbero nutrirsi. E ho pensato quanto invece io non mi fermi a pensare a certe cose. Quanto mi metta solo ad urlare se vedo un topolino che mi passa davanti ai piedi. Totò coglieva e trasformava tutto in arte. Grazie al focusing art ho pensato proprio a questo. Assuefatta dalla routine, che mi rende meno osservatrice rispetto a quanto io lo sia già, mi sono almeno ripromessa che per strada rinuncerò alle cuffiette per ascoltare musica. Dando così spazio all’osservazione, anche a quelle cose che possono sembrare banali, ma che abbiano ancora più anima di chi le giudica tali. Ovvio non è stato il topolino frustato ad avermi “destata”, ma la semplicità di una vicenda resa complessa, umile e necessaria, attraverso una penna d’eccezione, in questo caso quella di Totò.

Il Focusing Art è un’esperienza da ripetere mille e mille volte. Descriverlo ahimè è riduttivo. Bisognerebbe viverlo alla fine di ogni mostra. Per quante parole possa sprecare qui, in questo momento, tutte si piegherebbero alla realtà di vivere un’esperienza simile che scava a fondo ogni emozione.

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