Elvira Notari: è campana la prima regista donna italiana

Elvira Notari e un patto con Napoli: raccontarla attraverso le storie familiari, viscerali, violente, folkloristiche ma genuine.

Un altro primato per Napoli, un’altra donna. Elvira Notari che preferiva i fotogrammi alla penna. È stata la prima regista donna in Italia e ovviamente una delle prime nel cinema mondiale.

Elvira Notari: è campana la prima regista italiana

È stata anche la più prolifica, con una produzione che conta di 60 titoli dal 1906 al 1929. Protagonista delle sue prime pellicole, ovviamente, Napoli. Cronista di una città, la racconta attraverso le immagini. I suoi primi cortometraggi sono “Arrivederci” e “Augurali”. Così Elvira Coda, Notari poi acquisendo il cognome del marito, diede il via al cinema napoletano di produzione popolare.

Elvira Notari: è campana la prima regista italiana

Elvira anticipa il neorealismo italiano. Nata a Salerno, ma vissuta a Napoli e napoletana nel cuore, nonostante il suo successo di pubblico dovette affrontare non pochi “nemici”. In un mondo dominato da maschi, e dal fascismo, le sue eroine, prese dai bassifondi di Napoli, erano donne insofferenti alle regole sociali, folli, violente e figure fortemente erotiche che si scontravano contro la visione sessista e patriarcale della società dell’epoca.

Elvira Notari, campana la prima regista donna in Italia

Tuttavia fu la regina del cinema napoletano. A parlare sono i numeri: quando nelel sale uscì “‘A legge” (‘O ‘Nfama), 1921, il cinema Vittoria di via Toledo fu costretto ad anticipare le proiezioni alle 9:00 del mattino per evitare l’assalto al botteghino. Ogni giorno, la sala cinematografica, constava di 6000 presenze.

Quella grande città di popolo qual era Napoli, e lo è ancora, registrava il tutto esaurito anche a New York. I film della Notari invasero la Little Italy newyorkese e cartoline dei suoi film arrivarono anche nei paesini di emigranti dell’entroterra americano. La sua era quella Napoli genuina raccontata da Di Giacomo, Masriani e Russo.

Nel suo lavoro c’era precarietà, alle volte, magari per i mezzi limitati a disposizioni. Ma tutto era lavorato con rigore e professionalità. La Notari era autoritaria sul set. A Napoli, con il marito, fondò la Dora Film che divenne una delle più importanti case di produzione del cinema italiano. Anche a New york, nella popolosa Mulberry Street, Manhattan, venne aperta una sede della casa di produzione cinematografica.

L’impatto emotivo dei film della regista erano davvero eccellenti e di trasporto. Aprì anche una scuola di recitazione: un mondo fatto di spontaneità che sembra anticipare il metodo in cui si recitava nei film di Vittorio De sica, come nei “Ladri di Biciclette”. Leggenda vuole che il regista scelse un “non attore” per fare quel film. In modo tale da poter investire in tutta la sua genuinità. Tanto che all’attore principale, dopo quella pellicola, gli fu “richiesto” di non fare più film.

Inoltre la Notari, ancor prima che la produzione discografica prendesse piede in Italia, si assicurava i diritti sulle canzoni in uscita. Per poterle poi riproporre nei suoi film o magari per ricavarne un film stesso. Si affidava all’intuito, anche leggendo solo il titolo della canzone.

Tuttavia, l’arte della Notari, fu distrutta dall’avvento del Fascismo. Il regime capì presto che attraverso il cinema si poteva fare propaganda politica e il cinema della Notari fu subito messo al bando:

Considerato che siffatti film a base di posteggiatori, pezzenti, scugnizzi, di vicoli sporchi, di stracci e di gente dedita al dolce far niente, sono una calunnia per una popolazione che pur lavora e cerca di elevarsi nel tono di vita sociale materiale che il regime imprime al Paese; considerato per altro, che siffatti film sono eseguiti, con criteri privi di qualsiasi senso artistico, indegni della bellezza che la natura ha prodigato alal terra di Napoli, è stato deciso di negare, in via di massima, l’approvazione dei film che persistono su circostanze che offendono la dignità di Napoli e l’intera regione

Nascondere il degrado e non migliorarlo. Era questa una caratteristica del regime fascista che stroncò l’attività della Notari. Finanziamenti ridotti all’osso, la regista, fu costretta a chiudere la sua casa di produzione cinematografica e si accontentò dell’insegnamento cinematografico. Durante gli anni della guerra, invece, si ritirò a Cava dei Tirreni, con il marito. Il figlio tentò la fortuna nello stesso ambito anche in Inghilterra, ma la guerra purtroppo stroncò le carriere di molti giovani. Gli eredi, in via ultima, cedettero tutte le foto e pellicole della Notari al Museo internazionale del cinema e dello spettacolo (MICS) di Roma.

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