Roberto Saviano: il Sud brucia. Servono spazi vuoti per creare discariche

Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano in un video su Facebook denuncia i diversi motivi per i quali il Vesuvio "sta" bruciando.

Roberto Saviano ci spiega perché il Vesuvio brucia. Per le mafie è molto più facile bruciare un territorio. All’intuizione che i Comuni stiano per rilasciare licenze edilizie, la criminalità organizzata interviene, e fa piazza pulita se non invitata a costruire in prima persona.

Roberto Saviano: il Sud brucia. Servono spazi vuoti per creare discariche

Per legge, nello Stato italiano, il terreno bruciato non è più edificabile almeno per 15 anni. Il Parco del Vesuvio, già una grande immensa discarica, più bruci e più guadagni posto all’abbandono, un abbandono che dà spazio a nuove discariche abusive a cielo aperto. È una ipotesi, l’ipotesi di Roberto Saviano, che tuttavia, visto le dinamiche, si incastra perfettamente con le caratteristiche che contraddistinguono la Terra dei Fuochi.

E per spegnere le fiamme? Lo Stato non è attrezzato. Non esiste un piano per affrontare l’emergenza. È tutto lasciato al coraggio dei Vigili del Fuoco. Ma adesso vi lasciamo al video di Roberto Saviano. Ascoltatelo, per favore, fino alle fine.

Il Parco Nazionale del Vesuvio contende pendici alle discariche abusive, metro per metro, centimetro per centimetro in una lotta che con gli incendi è già persa. 

Ciò che brucia diventa discarica abusiva e le discariche sono gestite dalle organizzazioni criminali. Altrove si appicca il fuoco anche per un altro motivo: i terreni che potrebbero essere destinati a edilizia, se arsi, restano bloccati per 15 anni. Ed ecco l’ennesimo ricatto: o paghi le organizzazioni criminali per le aree edificabili oppure arrivano le fiamme a bloccare le concessioni edilizie.

Il fuoco è un capitolo fondamentale per le organizzazioni criminali nel nostro Paese e il fuoco sul Vesuvio è come la Sicilia che brucia, come i roghi sulle colline di Caserta, come le montagne verdi del Cilento in fiamme. 

È finito il tempo in cui potevamo chiamare piromane chi appiccava il fuoco. È finito il tempo delle balle.
Basta con l’incapacità della politica di far fronte alle emergenze e basta con l’inconsapevolezza del Paese che non riesce a capire chi c’è davvero dietro questi disastri.

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