Incendio sul Vesuvio: le frane un’altra grave conseguenza

Quando 200 ettari di pineta viene rasa al suolo le conseguenze per tutti, per la natura stessa, e per l'uomo, non possono non essere gravi. Il pericolo più temuto è quello delle frane.

Le conseguenze di questa immane catastrofe si verificheranno nel breve e lungo periodo purtroppo. Per ora la prima preoccupazione sono le previsioni meteo. Se il vento dovesse soffiare, e forte, nella parte sbagliata, il rischio che le fiamme, non ancora spente, possano ritornare ad ardere è alto.

Incendio sul Vesuvio: le frane un'altra grave conseguenza

Il fumo quasi è sparito, ma il fuoco c’è ancora. La situazione è migliorata grazie all’instancabile lavoro dei Vigili del Fuoco e del supporto dei CanadAir francesi. Le fiamme si attenuano ma non sono ancora spente del tutto.

Nel lungo periodo, invece, in autunno, potrebbero presentarsi altri pericoli, come quelli delle frane. La montagna senza rete di protezione e ricoperta solo di cenere diventa pericolosa. Il terreno che si trasformerà in fango con i primi acquazzoni potrebbe generare delle frane. Un grave pericolo non solo per i comuni alle pendici del Vesuvio, ma anche quelli che circondano il monte Somma.

Bisognerebbe creare terrazzamenti, piccole dighe e dunque prevenire un altro disastro. Perché è quello che potrebbero diventare le frane, al pari della tragedia, che oggi, avvolge il parco del Vesuvio con 200 ettari di terreno bruciato.

Micla Pennetta, Geologa presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II dichiara all’Agenzia Dire sul futuro dell’area vesuviana devastata:

Quando brucia la vegetazione viene meno la sua azione di protezione e mitigazione delle acque di precipitazione. Si forma la cenere che impermeabilizza i suoli e impedisce l’infiltrazione della pioggia nel suolo e nel substrato. Aumenta cosi’ il quantitativo e la velocita’ delle acque che defluisce liberamente a quote piu’ basse. Si formano dei solchi che poi, con l’andar del tempo, possono trasformarsi in eventi franosi. 

Un incendio determina sempre alterazioni paesaggistiche. Bisogna capire i tempi di resilienza della vegetazione, capire in quanto tempo questa recupera. Nell’immediato post incendio, per evitare fenomeni ulteriori di degrado, andrebbero introdotte delle regole finalizzate a piani di risanamento e mitigazione. Bisognerebbe fare subito studi geomorfologici di dettaglio finalizzati a una progettazione di pronto intervento per i luoghi devastati

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