Nonostante le sue origini straniere, San Biagio, è molto adorato a Napoli, soprattutto nel centro storico della città dove vi è una Chiesa a lui dedicata.

La storia di San Biagio è antica, come sono antiche le leggende e i detti che avvolgono la figura del medico cristiano. La Chiesa cattolica, oggi 3 febbraio, ne festeggia la memoria. Visse a Sebaste in Cappadocia tra il III e il IV secolo d.C. ma fu perseguitato da un vicario di Costantino, Licino.

Per sfuggire alla sua persecuzione San Biagio si rifugiò in una caverna. Ma scoperto, fu processato e rifiutandosi di sottomettersi al Dio pagano, il medico vescovo venne torturato. I suoi carnefici gli strapparono la carne con punte acuminate. Da qui il suo legame come santo patrono dei cardatori. Infine venne processato e decapitato.

Ad ogni modo, il medico, è anche considerato il protettore della gola. Durante i suoi giorni di prigionia, nell’attesa di andare sul “patibolo”, salvò un bimbo che stava affogando per una lisca di pesce. Si narra che il vescovo medico gli fece ingoiare una mollica di pane per far si che la lisca passasse attraverso l’esofago senza ferirlo.

Secondo la tradizione il 3 febbraio durante la benedizione liturgica in onore del Santo, il parroco effettua le benedizioni alla gola con due candele benedette incrociate e unite da un nastro rosso, ispirandosi all’iconografia sacra in cui posa il Santo.

San Biagio a Napoli e il detto: "San Biase, 'o sole pe 'e case"

San Biagio a Napoli e il detto: “San Biase, ‘o sole pe ‘e case”

È curioso il fatto che i festeggiamenti di San Biagio siano preceduti dalla cannelora e di un detto che recita: “Cannelora, ‘state dinto e vvierno fora“. Che sta ad indicare come nelle case faccia caldissimo mentre fuori è pieno inverno. Si tratta forse di quei raggi di sole che si preparano per i festeggiamenti di San Biagio?

Dicette Cannelora: ‘a vierno stammo fora. Rispunnette san Biase: vierno mo’ trase. Ma dicette a vecchia antica: tanne ‘a vierno stamme fora quanno ‘a foglia ‘e fica è quanto ‘o pere ‘e voia”, (“Disse Candelora: / dall’inverno siamo fuori. / Rispose san Biagio: / l’inverno adesso comincia. / Ma disse la vecchia saggia: dall’inverno saremo fuori / quando la foglia del fico / sarà quanto lo zoccolo del bue”).

Probabilmente la credenza popolare, e la nascita del detto, deriva dal fatto che i primi giorni di febbraio sono tuttavia i più caldi in prossimità della fine dell’inverno in quanto preceduti dai giorni della merla, quei giorni di fine gennaio che sono considerati i più freddi di tutta la stagione.

A San Biagio dei Librai vi è una chiesa dedicata al Santo: San Biagio Maggiore. Tuttavia le celebrazioni hanno luogo nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, dove si trova il busto del santo che viene portato in processione e dove è possibile acquistare l’acqua benedetta per il mal di gola.

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