Beppe Grillo (un po’) come More: “Ci vuole il reddito di nascita”

Beppe Grillo come Thomas Moore. Non abolirà la proprietà privata ma propone la possibilità di dare a tutti le stesse opportunità dalla nascita.

Beppe Grillo davvero auspica ad un futuro “evoluto”, una vera utopia per ora, un po’ come quella di Thomas More, dove tutti lavorano e, nella fattispecie, non esiste la proprietà privata, i beni sono in comune e il commercio è pressocchè abolito. Tutti occupano di coltivazione e si lavora solo 6 ore al giorno mentre il resto del tempo lo si dedica a studiare o al riposo.

Beppe Grillo (un po') come Thomas Moore: "Ci vuole il reddito di nascita

Quella di Beppe Grillo è una mezza utopia ma sicuramente vuol dare a tutti gli uomini le stesse possibilità dalla nascita. Il titolo del suo ultimo post è più che eloquente: “Società senza lavoro”. Il fondatore del MoVimento 5 Stelle propone dunque il reddito di nascita:

Una società evoluta – scrive sul suo blog – è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita.

Beppe Grillo (un po’) come Thomas More: “Ci vuole il reddito di nascita”

Secondo Beppe Grillo questa iniziativa serve a porre al centro della società l’uomo, e non il mercato, proprio come la nazione di “Utopia” di Thomas More. Che tra l’altro ogni sindaco, governatore o Presidente del Consiglio dovrebbe leggere prima di provare a guidare un popolo.

Dunque il fondatore del M5S prosegue citando Dominque Méda:

Su questo mito dei tempi moderni – scrive ancora – si sono costruite ideologie e teorie, poi crollate di fronte alla crisi dell’occupazione delle società industriali avanzate. Il problema non è mai stato soltanto economico, tecnico o politico, né il lavoro è necessariamente il fondamento della società. Occorre una nuova riflessione critica per chiarire una questione che mette in gioco la libertà degli individui.

Il problema dunque non è tanto il lavoro, ma dell’uso improprio di talune attività che in realtà non soddisfano fabbisogno primari dell’uomo.

Penso che questo non sia un periodo di crisi. Se lo fosse non durerebbe da più di dieci anni. Siamo di fronte a qualcos’altro. Questo si collega al fatto che tutti stanno cercando un qualcosa che non c’è. O meglio, non c’è più

Per rispondere a questa crisi, per uscirne fuori, tutti cercano il lavoro. Ma siamo sicuri che il problema sia davvero il lavoro? Io penso di no. Il lavoro serve a produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo. La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità. Politici ed economisti si impegnano tutti a capire come produrre di più. Dobbiamo pagare il debito, gridano. Dobbiamo lavorare di più, essere più produttivi, tagliare la spesa improduttiva. Siamo condizionati dall’idea che ‘tutti devono guadagnarsi da vivere’, tutti devono essere impegnati in una sorta di fatica perché devono giustificare il loro diritto di esistere. Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale. Si vuole creare nuovo lavoro perché la gente non sa di che vivere, si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società.

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