Riforma delle Pensioni 2018: tagli previsti e contributo di solidarietà

Si lavora duramente per la riforma pensioni 2018: tagli previsti e contributo di solidarietà per garantire quanto messo nero su bianco dal contratto di governo

Riforma delle Pensioni, tagli previsti e contributo di solidarietà

Si lavora per arrivare ad una conclusione prima della pausa estiva, ma non è certo facile si il tema riguarda la riforma delle Pensioni. Sono tante le questioni da risolvere a partire dalla copertura finanziaria della legge di Bilancio 2019. Senza mettere a rischio i conti pubblici, Lega e Movimento 5 stelle, a seguito del contratto di governo stipulato tra le parti, si cerca di trovare risorse per la quota 100 senza intaccare i conti pubblici.

Riforma pensioni quota 100: tutte le novità

Tale piano promosso caldamente durante l’ultima campagna elettorale, è volto al superamento della legge Fornero, la proroga del regime sperimentale di Opzione donna, la quota 41 di anzianità contributiva per i lavoratori precoci e la quota 100 per tutti; misura quest’ultima destinata probabilmente solo agli over 64.

Non c’è l’intenzione di fare marcia indietro sulla questione previdenziale e le risorse per la riforma pensioni potrebbero arrivare dal taglio delle pensioni d’oro su cui si basa il disegno di legge del “governo del cambiamento”.

Riforma pensioni 2018: tagli a partire da 4000 euro mensili

Le pensioni sui cui ricadrà la scelta del governo riguardano quelle da 4 mila euro al mese in su. A spiegare in maniera dettagliata la questione è Il Sole 24 Ore: tagli del genere potrebbero portare dai 300 milioni ai 600 milioni di risparmi il ricalcolo delle pensioni superiori a 4 mila euro. Numeri che tuttavia non basteranno per mettere in atto il piano del Governo Conte. Il costo di tutto questo va dai 10 ai 15 miliardi anni. Per questo motivo si sta facendo spazio un’altra proposta, quello del contributo di solidarietà dalla durata di circa tre anni con riferimento ad assegni superiori ai 2mila euro lordi mensili: un prelievo tra i 5 e i 7 euro al mese che produrrebbe 1,5 miliardi di minore spesa.

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