Scienziata italiana scopre l’anticorpo per combattere l’antrace

Un interessante articolo è comparso su Business Insider. Una notizia che ci consente, ancora una volta, di andar orgogliosi dei nostri cervelli. Stavolta si tratta di una scienziata italiana, classe ’83, che in Belgio ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Eos Pipet 2020“. Tra 60 ricercatori è stata scelta per la sua scoperta: ha individuato gli anticorpi in grado di indebolire e sterminare il batterio “Bacillus antrhacis”, più noto come antrace.

Storia dell’antrace

Forse non tutti lo ricordano, ma nel 2016 in Siberia un’epidemia di antrace ha sterminato circa 2500 persone, ucciso un adolescente e ospedalizzati 72 individui. Il batterio fu riportato alla luce nel 1941 da una renna rimasta congelata nel ghiaccio dopo più di cinquant’anni a causa del riscaldamento globale.

È un batterio in grado di resistere, ai millenni, si “addormenta ma non muore” riporta Business Insider. Si dice addirittura che l’antrace sia stato in realtà una delle piaghe dell’Esodo descritte nella Bibbia, in tutta probabilità un’epidemia di antrace. Questa arma è così potente che viene utilizzata anche come arma batteriologica dal bioterrorismo, utilizzato anche negli Stati Uniti dopo l’attacco alle Torri Gemelle.

Gli anticorpi del lama per sconfiggere il batterio dell’antrace

Questo batterio che ha un’elevata resilienza è stato studiato dalla dottoressa italiana, Antonella Fioravanti. Come tutti i batteri anche questo ha una barriera, una membrana che lo protegge, come una sorta di pelle che però a differenza degli altre è molto più resistente e spessa, difficile da trafiggere a causa delle numerose proteine che si assembrano.

La scienziata Fioravanti, con curriculum vitae di tutto rispetto, dopo essersi laureata con lode a Firenze e poi ottenuto un dottorato in Francia fino ad arrivare al Vub, l’università di Bruxelles, ha scoperto che il nanobody un frammento di anticorpo del lama, è in grado di indebolire questa barriera e penetrare il batterio per sconfiggerlo. Il lama è stato l’oggetto della ricerca perché come in altri animali riproduce degli anticorpi piccoli ma stabili in grado di essere riprodotti in laboratorio.

La scoperta della scienziata sta proprio qui: bombardano il batterio dell’antrace con i nanobody provenienti dal lama, la sua membrana, questa sorta di armatura, si restringe e il batterio non può più crescere e infine morire: “Entro il 2020 punto a finalizzare la cura per l’antrace– ha spiegato Fioravanti – poi mi dedicherò ad altre malattie causate da batteri che possiedono un’armatura proteica simile. Molte malattie hanno ancora bisogno di una cura, quindi c’è molto da fare”.

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