1 min di letturaOmicidio Samuele, la testimonianza: “Mi disse di avere il diavolo in corpo”

A distanza di qualche giorno dal tragico evento che ha sconvolto Napoli, un bottegaio ha raccontato alcuni particolari su Mariano Cannio, il giovane in stato di fermo per la morte del piccolo samuele

Ieri si sono svolti i funerali per il piccolo Samuele, il bambino di quasi quattro anni lanciato giù dal terzo piano della propria abitazione. Il domestico, il 38enne Mariano Cannio, è in stato di fermo per l’accusa di omicidio dopo aver confessato. Napoli, l’Italia tutta, è sconvolta da questa vicenda. L’uomo ha raccontato che la famiglia Gargiulo, i genitori del piccolo, non erano al corrente dei propri disturbi psichici.

A distanza di qualche giorno emerge anche un’altra confessione. Il titolare di una bottega che si trova accanto alla casa della famiglia di Samuele, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla giornalista Anna Paola Merone, de Il Corriere della Sera, si suppone che un po’ tutti conoscessero lo stato di salute mentale di Cannio ma che nonostante tutto era riuscito a conquistarsi la fiducia del quartiere:

La madre era malata di nervi, il padre era un notissimo ladro di case. Io Mariano lo vedevo ogni giorno, era un ragazzo molto noto. Un tipo strano? Decisamente, ma eravamo abituati a vederlo così. Lavorava nelle case per cercare di guadagnarsi qualcosa e alla fine si era conquistato la fiducia di tutti.

n giorno aveva uno sguardo stravolto. Gli chiesi se stesse bene. Mi guardò fisso e mi disse ‘io ho il diavolo dentro’ con uno sguardo allucinato. Al momento pensai a una delle sue tante stravaganze ma ad oggi quelle parole mi logorano. Ci penso da quando ho saputo che è stato lui a gettare il bambino. Il diavolo, ecco cosa mi viene in mente quando penso a lui.

Proseguono intanto le indagini sulla dinamica della tragedia. Intanto la famiglia della piccola vittima ha più volte sottolineato che non cercano vendetta, ma solo giustizia.

Omicidio Samuele, la testimonianza: "Mi disse di avere il diavolo in corpo"