Un sostegno per restare o tornare nei borghi campani
Fino a mille euro al mese per i giovani che decidono di restare in un piccolo comune della Campania, oppure di tornarvi, impegnandosi però nella realizzazione di un progetto concreto per il territorio. È il cuore della proposta di legge regionale sul cosiddetto “reddito di restanza”, pensata per contrastare lo spopolamento delle aree interne e creare nuove attività, servizi e occasioni di lavoro nei paesi che continuano a perdere abitanti. Non si tratta, dunque, di un assegno riconosciuto semplicemente a chi mantiene la residenza in un borgo. Il contributo sarebbe legato alla realizzazione di iniziative sociali, culturali, educative, ambientali o imprenditoriali capaci di rispondere ai bisogni della comunità locale.

Il provvedimento, intitolato “Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania”, è la proposta di legge numero 78, depositata il 12 ottobre 2026. La scheda del Consiglio regionale della Campania indica come firmatari Raffaele Aveta, del Movimento 5 Stelle, e Gaetano Simeone, del gruppo Roberto Fico Presidente. Il testo è stato assegnato alla Prima Commissione e, per il parere finanziario, alla Seconda Commissione.
Chi potrebbe ottenere il reddito di restanza
La misura sarebbe destinata alle persone con un’età compresa tra i 18 e i 45 anni. Potrebbero presentare domanda i giovani che risiedono e vivono stabilmente da almeno dodici mesi in uno dei comuni interessati. La proposta apre anche a chi è andato via: potrebbe partecipare chi ha vissuto in passato nel paese per almeno un anno e si impegna a ristabilirvi la residenza e la dimora abituale prima di ricevere il primo pagamento. La residenza dovrebbe essere mantenuta per l’intera durata del sostegno. Non sarebbe quindi sufficiente un trasferimento soltanto formale. Per evitare che le risorse si concentrino in pochi territori, il testo stabilisce inoltre un massimo di cinque beneficiari contemporaneamente per ciascun comune, considerando complessivamente entrambe le tipologie di intervento previste.
Quali sono i comuni interessati
La proposta riguarda i comuni campani con meno di duemila abitanti che possiedono almeno una delle caratteristiche indicate nel testo. Rientrerebbero nella misura i paesi compresi nelle aree della Strategia nazionale per le aree interne, quelli classificati come periferici o ultraperiferici, i comuni montani e quelli appartenenti alle Comunità montane o alle Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrebbe includere anche altri centri, sulla base di criteri come il calo della popolazione, la partenza dei giovani, l’invecchiamento degli abitanti e le difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali.
Mille euro al mese per i progetti di comunità
Il primo intervento previsto è il “percorso di comunità”. I partecipanti dovrebbero presentare un progetto di utilità sociale, culturale, educativa, ambientale o territoriale. Sarebbero ammesse anche iniziative legate all’innovazione digitale. Il sostegno ammonterebbe a mille euro al mese per ciascun beneficiario e potrebbe durare fino a 24 mesi, senza possibilità di rinnovo. I progetti verrebbero valutati dalla Regione dopo l’acquisizione di un parere motivato del Comune interessato. Dovrebbero indicare bisogni affrontati, destinatari, attività da realizzare, tempi e risultati attesi. Il testo esclude espressamente le iniziative che coincidono con le normali funzioni dell’amministrazione comunale o con servizi che dovrebbero essere affidati attraverso un appalto. I beneficiari, in altre parole, non potrebbero essere utilizzati come sostituti del personale pubblico.
Il percorso per aprire un’impresa
La seconda possibilità è il “percorso d’impresa”, rivolto a chi vuole avviare una nuova attività economica o subentrare in una già esistente, anche attraverso una cooperativa. In questo caso il contributo mensile sarebbe di 800 euro per un massimo di 18 mesi. Gli eventuali guadagni prodotti dall’attività non comporterebbero la riduzione dell’assegno. Al sostegno personale si aggiungerebbe un contributo fino a 25mila euro per coprire le spese necessarie all’avvio o al subentro nell’impresa. La Regione dovrebbe inoltre garantire formazione, tutoraggio e accompagnamento. Chi conclude il percorso di comunità potrebbe successivamente accedere a quello d’impresa, purché la nuova attività sia coerente con il progetto iniziale. La durata complessiva dei due sostegni non potrebbe comunque superare i 36 mesi.
Un fondo regionale da 21 milioni di euro
La proposta prevede l’istituzione di un Fondo regionale per il contrasto allo spopolamento con una dotazione complessiva di 21 milioni di euro: un milione per il 2026 e dieci milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Il 70 per cento delle risorse sarebbe destinato ai contributi mensili, mentre il restante 30 per cento servirebbe a finanziare gli investimenti legati alle nuove attività. L’idea del reddito di restanza era stata presentata pubblicamente a settembre a Ciorlano, piccolo comune del Matese casertano, durante un incontro dedicato alla valorizzazione delle aree interne.
La misura non è ancora attiva
Al momento non è possibile presentare domanda. Il testo deve essere esaminato dalle commissioni competenti e successivamente approvato dal Consiglio regionale. Se la proposta diventasse legge, la Giunta avrebbe 120 giorni per stabilire le regole operative, i criteri delle graduatorie, le spese ammesse e le modalità dei controlli. I beneficiari sarebbero poi selezionati attraverso avvisi pubblici regionali, da pubblicare almeno una volta all’anno nei limiti delle risorse disponibili.
