Dopo quasi una settimana di roghi ininterrotti, l’incendio sul Vesuvio si è spento ieri grazie a un temporale breve ma intenso. La pioggia ha raffreddato i terreni ancora incandescenti e spento i fronti più ostinati, dando respiro a un territorio stremato dal calore e dal fumo. Per giorni, squadre di vigili del fuoco e volontari hanno lavorato senza sosta, sostenute dai mezzi aerei che hanno scaricato migliaia di litri d’acqua sui versanti più colpiti. Le precipitazioni sono arrivate quando ormai le forze a terra stavano concentrando gli sforzi sulla bonifica, evitando che le fiamme si riaccendessero nei punti più critici.

Incendio sul Vesuvio: danni, indagini e prossimi passi
Secondo le prime stime, l’area bruciata supera i 500 ettari tra pinete, macchia mediterranea e aree del Parco Nazionale. I comuni di Terzigno, Torre del Greco, Trecase e Ottaviano sono stati tra i più colpiti. Le autorità giudiziarie stanno indagando per chiarire le cause: non si esclude l’origine dolosa. Intanto, tecnici e operatori continueranno nei prossimi giorni a presidiare le zone interessate, rimuovendo rami e tronchi per ridurre il rischio di nuovi focolai. Le immagini satellitari confermano l’assenza di punti caldi, ma la guardia resta alta.
L’incendio sul Vesuvio di quest’anno ha mostrato quanto il cambiamento climatico e le alte temperature possano rendere fragile un ecosistema già esposto. Senza il temporale di ieri, la lotta alle fiamme sarebbe probabilmente continuata ancora a lungo. Stavolta, la natura ha dato un aiuto prezioso; il compito ora è ricostruire e proteggere ciò che resta.
