Napoli si prepara ad aggiungere un nuovo piano alla sua geografia culturale, non sopra i vicoli né dentro un palazzo storico, ma sotto la linea del mare. Al largo di Castel dell’Ovo nascerà Demersa Parthenope, indicato come il primo nucleo di un museo sommerso cittadino: un percorso d’arte subacquea che porterà sui fondali dodici opere, dieci firmate dallo scultore Domenico Sepe e due da Amedeo Sanzone. Le sculture saranno collocate tra i 28 e i 35 metri di profondità, in un tratto di mare già utilizzato da Megaride Cantine Sommerse per l’affinamento subacqueo di vino e altri prodotti.

Il progetto sceglie un punto simbolico della città, davanti al castello che guarda il Golfo e vicino al luogo in cui Napoli continua a raccontare la propria origine mitica. Il nome, Demersa Parthenope, richiama la sirena fondativa e trasforma il mare non in semplice sfondo, ma in sala espositiva: un ambiente vivo, attraversato da luce, correnti, silenzio e tempo. Le opere non saranno soltanto “messe” sott’acqua; entreranno in relazione con il fondale, con la trasformazione naturale dei materiali e con quella forma di lentezza che il mare impone a tutto ciò che riceve.
La definizione di “primo museo sommerso” va letta con precisione: Napoli conosce già luoghi subacquei di enorme valore, come il Parco sommerso di Gaiola, e l’area metropolitana custodisce il patrimonio archeologico di Baia. In questo caso, però, la novità riguarda un museo d’arte contemporanea immerso al largo della città, costruito attorno a sculture pensate per abitare il mare e non solo per essere osservate da terra. Sarà una galleria difficile da attraversare per caso, e forse proprio per questo molto napoletana: perché qui anche ciò che scompare sotto la superficie trova sempre il modo di farsi racconto.
