Dal 15 ottobre 2026 arriva nei cinema “Je so’ pazzo”, il film di Nicola Prosatore dedicato a Pino Daniele, con Massimiliano Caiazzo nel ruolo del cantautore e la distribuzione di 01 Distribution. A Napoli basta ancora pronunciare “Pino” per essere capiti. Il cognome serve sui manifesti; nella vita quotidiana lo si lascia volentieri da parte, come succede con le persone di casa. Dentro questa confidenza, affettuosa e assai esigente, si colloca un progetto che torna agli anni in cui quel ragazzo stava cercando la propria voce.
Dai vicoli al Plebiscito
Il racconto segue l’infanzia e la formazione del musicista fino al concerto del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito, davanti a circa duecentomila persone. È il percorso di un giovane alle prese con un’infanzia difficile, il rapporto irrisolto con il padre, gli amori e una passione che chiede tempo, studio e ostinazione. Il film sceglie dunque un periodo preciso della sua vita: gli anni in cui prendono forma il linguaggio musicale e lo sguardo sul mondo che renderanno Pino riconoscibile. Al centro c’è anche Dorina, la prima moglie, interpretata da Mariasole Pollio.
Il libro di Alessandro e le voci di chi gli è stato vicino
Il punto di partenza è “Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce”, il libro di Alessandro Daniele pubblicato da Rai Libri, dal quale il film è liberamente tratto. Il figlio del cantautore ha ricostruito il percorso del padre attraverso ricordi e testimonianze, avvicinando le canzoni alle esperienze da cui sono nate. La sceneggiatura è firmata da Nicola Prosatore, Edoardo Puma e Carlo Salsa. Prosatore ha raccontato di essersi confrontato a lungo anche con Dorina e con persone che hanno vissuto accanto a Pino negli anni raccontati. Sara, Sofia e Alessandro Daniele hanno inoltre visitato il set.
Per Massimiliano Caiazzo, conosciuto dal grande pubblico come Carmine Di Salvo in “Mare fuori”, la preparazione ha compreso lo studio della chitarra e un lavoro di trasformazione fisica. A Giffoni l’attore ha spiegato di aver cercato soprattutto il desiderio di libertà e il bisogno di essere ascoltato del giovane Pino. Una responsabilità comprensibile: quando si interpreta una persona che tanta gente sente ancora vicina, ogni spettatore porta in sala anche il proprio ricordo. Accanto a Caiazzo e Pollio ci sono Giovanni Ludeno, Giuseppe Brunetti, Leonardo Bianconi, Monica Nappo, Antonia Truppo e Giampiero De Concilio, in un cast che comprende anche Massimiliano Rossi, Demi Licata, Riccardo Betteghella e Luca Chikovani.
Una produzione che torna nei luoghi di Pino
Il film è prodotto da Filippo Valsecchi, una produzione Tartare Film e Camfilm con Rai Cinema, con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Campania. Le riprese sono cominciate il 31 marzo 2025 e sono proseguite fino a metà maggio, per sette settimane. Napoli, Torre del Greco e Torre Annunziata figurano tra i luoghi della lavorazione, che ha coinvolto una troupe di 64 professionisti. La fotografia è di Leonardo Mirabilia, il montaggio di Marco Signoretti. Per Prosatore, già autore di “Piano piano”, è un nuovo incontro con la città e con gli anni della crescita, stavolta attraverso una storia entrata nella memoria musicale italiana.
Quindici canzoni, quattro album, una lingua nuova
La colonna sonora annunciata comprende quindici brani provenienti dai primi quattro album: “Terra mia” del 1977, “Pino Daniele” del 1979, “Nero a metà” del 1980 e “Vai mò” del 1981. Tra le canzoni ci sono “Napule è”, “‘Na tazzulella ‘e cafè”, “Je so’ pazzo”, “Chillo è nu buono guaglione”, “A me me piace ‘o blues”, “Quanno chiove” e “Yes I Know My Way”. Una selezione che accompagna gli anni del racconto e permette di ritrovare la nascita di quella mescolanza di blues, jazz e tradizione napoletana con cui Pino ha aperto una strada personale.
Gli autori hanno spiegato che i brani partecipano al racconto, collegandosi ai temi affrontati nelle scene, dalla libertà di espressione alla discriminazione. La presentazione del progetto si accompagna all’idea che “la musica è circolare”. Pensando a Pino, è un’immagine che suggerisce un movimento familiare: le canzoni partono da una vita, attraversano quelle degli altri e tornano indietro cariche di nuovi ricordi. Una generazione le scopre nei dischi, un’altra nelle playlist. Nel frattempo, Napoli continua a riconoscersi in quella voce, anche quando la voce arriva da molto lontano.
Da Giffoni alla Festa del Cinema di Roma
Il progetto ha già incontrato il pubblico il 25 luglio al Giffoni Film Festival, dove sono state mostrate tre clip alla presenza del regista, del protagonista e del produttore. La sala di ragazzi che cantava Pino prima del loro ingresso ha dato una misura concreta della distanza percorsa dalle sue canzoni. Ora “Je so’ pazzo” è nella sezione Grand Public della ventunesima Festa del Cinema di Roma: il programma prevede la proiezione del 15 ottobre alle 18.30 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, nello stesso giorno dell’uscita nelle sale italiane.
Il primo trailer ha suscitato anche un confronto sulla rappresentazione del cantautore. Claudio Poggi, produttore di “Terra mia”, ha espresso perplessità; Prosatore ha invitato a discuterne dopo la visione del film completo, riconoscendo il valore delle opinioni di chi ha lavorato accanto a Pino. È un dibattito che accompagna un’impresa delicata: dare forma cinematografica a una storia sulla quale convivono ricordi personali, memoria pubblica e scelte di racconto.
L’appuntamento del 15 ottobre può diventare anche l’occasione per tornare a quegli inizi, quando una voce destinata a farsi conoscere ovunque aveva ancora una strada da trovare. Pino ha portato la lingua di Napoli dentro una musica capace di viaggiare, lasciando a chi ascolta la possibilità di ritrovarci qualcosa di proprio. In fondo, certe persone continuano a farci compagnia così: basta una canzone, e per qualche minuto il mondo sembra abitato da qualcuno che ci conosce.

