A Napoli il Museo della Follia – da Goya a Maradona, curato da Vittorio Sgarbi

Perché da Goya a Maradona nel Museo della Follia? Il pibe de oro genio, talento unico, folle e al di là della sregolatezza, è un personaggio che ha fatto diventare matta una città intera come quella di Napoli.

“Museo della Follia. Da Goya a Maradona”. Anche se fosse stato più giusto, come lo stesso Vittorio Sgarbi ammette, intitolarla da “San Gennaro a Maradona”. A Napoli dal 2 dicembre 2017 al 27 maggio 2018, presso la Basilica di Santamaria Maggiore alla Pietrasanta sarà possibile visitare la mostra curata dal noto critico d’arte.

A Napoli il Museo della Follia - da Goya a Maradona, curato da Vittorio Sgarbi

Sabato, 2 dicembre, all conferenza stampa hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore, quali  come  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato  Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e da direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome.
Tutti d’accorso nel sostenere che la follia è fonte di talento e, comunque, di non omologazione, che non per questo deve essere alienata.

Molto genio viene dalla follia e molta luce viene dal buio. Non c’è un solo matto in cui io non mi identifichi – ha dichiarato Sgarbi – Se oggi dovessi ribattezzare la mostra qui a Napoli la definirei da San Gennaro a Maradona: la follia è anche quella che un personaggio riesce  a generare negli altri. Infatti  San Gennaro, il cui sangue si scioglie periodicamente, rende folli i napoletani nella superstizione  mentre Maradona li ha resi folli di gioia
 L’immagine simbolo del Museo della Follia a Napoli è quella del Corno Reale di Cesare Inzerillo, – prosegue Vittorio Sgarbi – ma aspetto quello del mio amico Lello Esposito, artista napoletano, che non può mancare all’interno di questa esposizione e colgo l’occasione per gioire al rifiuto della Soprintendenza per la realizzazione del corno sul Lungomare anche se, mi devo ricredere, tutto sommato non era poi tanto male”.

L’accesso alla mostra, che ospita oltre 200 opere inizia con una citazione ben precisa: “Entrate, ma non cercate un percorso. L’unica via è lo smarrimento”. Così la mostra realizzata da Cesare InzerilloGiovanni LettiniStefano Morelli e Sara Pallavicini si snoda in un percorso eterogeneo tra dipinti, fotografia, sculture, oggetti e istallazioni multimediali sul tema della follia. 

il museo della follia

Come si articola il Museo della Follia. Da Goya a Maradona ​

​​La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento, ha dato forma a un’arte allucinata e visionaria.

Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti magici attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, al quale è dedicata questa sezione, e le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento.

Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui, in un allestimento diffuso, spunti suggestivi per un dialogo intimo con i grandi capolavori esposti.

Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione al celebre dipinto L’adolescente di Silvestro Lega.

Assume dimensioni colossali anche la Griglia – la celebre installazione del Museo della Follia nella quale vengono mostrati i ritratti recuperati dalle cartelle cliniche di alcuni pazienti di ex manicomi – che si estende su quattro pareti, arrivando a una superficie complessiva di oltre 80 metri quadrati.

In questa edizione partenopea, la vera grande novità, da cui ha origine il sottotitolo, è l’ingresso del mondo del calcio nel mondo dell’arte: il Museo della Follia include qui, tra le vite di pittori, scultori e poeti, la presenza di Diego Armando Maradona. All’interno del museo infatti vi è un filmato che ricorda le sue prodezze al Napoli e radiografie del suo piede. Spiega Sgarbi: “Non esiste un capolavoro indiscusso come non esiste un genio indiscusso. Fino a Caravaggio la vita di artisti anche immensi come Leonardo o Michelangelo è inferiore all’opera. Con lui la vita diventa arte. Come in Maradona. In entrambi l’esistenza passa per un abisso che non santifica. Non è una forzatura. I volti di Caravaggio sono i ragazzi di vita, delle strade, delle periferie dell’umanità. Le sue opere mostrano al contempo dolore e divino, luce e buio, peccato e redenzione. Maradona è il Caravaggio del Novecento. E io lo porto in un museo.

Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno” dichiara il curatore della mostra Vittorio Sgarbi.

Il Museo della Follia è un progetto di Contemplazioni S.r.l., promosso dall’Associazione culturale Radicinnoviamoci, da Fenice Company Ideas e da Ticket 24.