Cenerentola era napoletana: la simbologia con la Madonna di Piedigrotta

Non è semplice individuare la vera origine della favola di Cenerentola che erroneamente, molti narratori, attribuiscono ai fratelli Grimm i quali vi hanno tratto solo spunto sviscerando quello che è un racconto tutto partenopeo.

Cenerentola era napoletana: dalla Madonna di Piedigrotta

Bisogna partire da molto lontano, da una tradizione che ha Napoli, dopo millenni, viene ancora praticata anche se non in egual misura rispetto al passato. Riduttivamente potremo dirvi “è tutto un fatto di piedi“, e in qualche modo c’entra il nome della Basilica di “Piedigrotta” rifacendosi alla storia della Madonna che perdeva la scarpetta.

La Basilica fu eretta nel 1353, dopo l’apparizione della Vergine Maria a tre suore del luogo. Il nome, invece, deriva dal fatto che la Madonna si trovasse “ai piedi della grotta”, che secondo la leggenda fu creata da Virgilio. E questo non è l’unico significato: il piede e la scarpa di donna indicano il cammino in tutte le sue accezioni, indica anche la fecondità (perché è calcando la terra che la feconda) e della grotta, che è simbolo di morte e di nascita. Il bambin Gesù nacque infatti in una grotta.

Un’altra leggenda, strettamente legata a quella che riguarderà poi la favola di “Cenerentola”, è l’apparizione della Madonna ad un gruppo di pescatori. La Vergine Maria si manifestava di notte lasciando una scarpa che testimoniasse il suo passaggio.

Altra leggenda ancora, con caratteristiche pagane, è quella di Persefone che pare prima di tornare negli inferi lasciasse una scarpetta in superficie a simboleggiare il suo ritorno per fecondare la terra.

Molte usanze e tradizioni, nonostante fossero pagane, furono assorbite dal cristianesimo che non le abolì. Ad esempio era abitudine regalare alle giovani spose una “figurella raffigurante una scarpetta per scongiurare la sterilità. Veniva donata anche alle future mamme come buon auspicio durante tutta la gravidanza. Il giorno dell’8 settembre venne istituita anche la festa della Madonna di Piedigrotta che corrispondeva a feste pagane in onore di divinità solari, sempre legate alla fertilità o tutte sotto il segno di Virgilio. Queste allegorie si evincono anche nella rappresentazione della Madonna di Piedigrotta: il bambino tra le braccia della madre, il Sole a destra e la Luna a sinistra e un piede nudo scoperto.

I festeggiamenti a Piedigrotta, fino a poco tempo fa, erano molto sfarzosi e ancora molto pagani nonostante il cristianesimo. Infatti, borghesi e cittadini, in questo giorno particolare, su dei carri, si introducevano nella grotta. Gli uomini separati dalle donne, una volta rientrati, si univano e qui cadeva ogni tabù. Solo a partire dal XIX secolo che la festa assumerà toni più sobri e vennero addirittura composte delle canzone in napoletano proprio per questa tradizione.

Ritornando alla famosa Cenerentola, erroneamente la sua nascita viene attribuita ai fratelli Grimm, tra l’altro autori di numerose fiabe e favole per bambini che sono state pubblicate in tutto il mondo. Per quanto riguarda invece questa piccola nobile, un po’ sfortunata, la storia è diversa. Addirittura alcune fonti attribuiscono la sua nascita in Cina, altri in Egitto, narrata in centinaia di versione e divulgata anche attraverso la tradizione orale. Ma nel mondo occidentale, quella più conosciuta, è senza alcun dubbio quella scritta da Giambattista Basile, “La gatta Cenerentola”, e solo successivamente ripresa nei racconti di Charles Perrault e dei Fratelli Grimm. Quella di Basile fu scritta per la prima volta in napoletano e poi introdotta nella sua opera, postuma, “Lo Cunto de li cunti”.

La celebre favola di Cenerentola è stata sfruttata anche dalla Walt Disney che l’ha celebrata in due grandi capolavori: il film animato uscito nelle sale cinematografiche nel 1950 e la pellicola, con personaggi veri, uscito nel 2015 dove la protagonista era interpretata dall’attrice inglese Lily James.

Tuttavia, anche Napoli, recentemente, ha reso omaggio a “Gatta cenerentola“. Si tratta del secondo capolavoro di Alessandro Rak e altri 4 registi partenopei, che dopo il successo de “L’arte della felicità”, premiato 20 volte a Venezia, ha dato vita ad un nuovo film animato di cui circola solo il teaser, dove la storia di Cenerentola è ambientata in una Napoli piena di fascino, difficile ma pur sempre romantica.