I promessi sposi del mezzogiorno napoletano: Lucia e Michele

Romantica e piena di peripezie come quelli manzoniani, ecco i personaggi dei promessi sposi napoletani: gli innamorati Lucia Stella e Michele Tavassi.

Una città come Napoli, probabilmente la più difficile e romantica dell’Unione, non poteva non avere la sua versione dei promessi sposi napoletani. Sono molti i punti in comune in cui Lucia e Michele, i due innamorati, hanno con i protagonisti manzoniani. In primis le due donne, vittime delle prepotenze di un nobile, si chiamano entrambi Lucia e il resto della storia è alla stregua dei due giovani lombardi.

I promessi sposi napoletani del 1400

La storia dei promessi sposi napoletani si consuma al Sud, a Napoli, alla fine del 1400 quando il Re Ferrandino, ritornato alla guida del popolo partenopeo, prese l’infelice decisione di sottrarre ai napoletani il privilegio, precedentemente concesso dagli aragonesi, di reggere un’asta del baldacchino durante la processione del Corpus Domini. Le vicende si svolgono nel mese di giugno del 1496. Una folla furiosa di napoletani trama, nel Chiostro di sant’Agostino, una rivolta presso l’Arcivescovado per sottrarre la famosa asta fino a ripristino della concessione.

Lucia e Michele

In questo frangente si muove Lucia Stella, la protagonista della storia, diretta presso il lussuosissimo palazzo nella zona del Seggio di Capuana per consegnare dei tendaggi da lei rammendati. Davanti a tanta bellezza e lusso, Lucia rimase a bocca aperta. Ogni arazzo o quadro la incantava fino a quando l’urto con il signore di palazzo non la destò. Il padrone del palazzo notò subito la sua raffinata e delicata bellezza innamorandosene all’istante.

Quest’uomo, come nei promessi sposi di Manzoni, è da identificarsi in Don Rodrigo. Il potente signorotto inizialmente cercò di corteggiare Lucia, con tanto di serenate e doni importanti ma Lucia non poteva ricambiare visto che era la promessa sposa di Michele Tavassi, un giovane fumantino che partecipò attivamente al piano dell’asta.

Il rapimento

Il potente napoletano non aveva altra scelta. L’unico modo per far si che Lucia diventasse sua era quello di rapirla. Pensò bene di attendere il giorno della processione. A conoscenza della rivolta ordita dal popolo per rubare l’asta, avrebbe approfittato dell’occasione per rapire Lucia e portarla a palazzo. In men che non si dica i suoi scagnozzi identificarono Lucia tra la folla. Il suo volto era coperto da un velo ma era accompagnata da una donna che in genere le stava sempre accanto nelle uscite pubbliche.

I “bravi” del napoletano prepotente riuscirono così a portar via Lucia ma con grande furia il barone dovette constatare che dietro al velo non si nascondeva il volto di Lucia, ma quello di Carmela, un’orfanella col volto deforme che scambiò i suoi vestiti con quelli della bella napoletana. Lucia, infatti, avvertita dal fidanzato Michele di alcuni disordini che si sarebbero venuti a creare durante la processione, decise di rimanere a casa e fare cambio con la sua amica.

L’aiuto del coraggioso padre Aurelio

A quel punto il signorotto non poteva fare altro che far catturare e arrestare Michele per sedizione durante la rivolta, fomentato dall’arcivescovo complice del vile nobile, e infatti ci riuscì. Intanto Carmela, liberata, rivelò tutto a Lucia che disperata chiese aiuto a Padre Aurelio, prete del Monastero di sant’Agostino. Con lucida praticità, il padre, chiese udienza al Re di Napoli per potergli esporre i fatti. In quel caso re Ferrandino si mostrò giusto e preferì il popolo all’arroganza della sua stessa nobiltà. Lucia, Don Aurelio, che contrariamente al Don Abbondio di Manzaoni era un uomo onesto e coraggioso, e il barone prepotente furono ricevuti dal Re che decise di privare dell’uomo di tutti i suoi averi e ostracizzarlo da Napoli. Dopodiché dono a Lucia un suo anello, come ricordo e benevolenza, segno che di lì a poco il suo amato sarebbe stato liberato.

I promessi sposi del mezzogiorno napoletano: Lucia e Michele
Dipinto di G. V. Wittel – Largo di Palazzo