Agorà, scivolone dell’inviata a Napoli su rispetto della quarantena

Le parole dell'inviata di Agorà innesca la polemica sui social: utenti delusi per le sue dichiarazioni circa il servizio sul rispetto della quarantena a Napoli

L’inviata di Agorà, il programma televisivo di approfondimento politico mattutino, si trovava a Napoli quando ha compiuto la gaffe che sta facendo il giro del web innescando la polemica. La giornalista avrebbe dovuto documentare le violazioni nel capoluogo campano delle norme governative che impongono la quarantena domiciliare, ma si dichiara “delusa”.

Delusa perché? Perché durante il collegamento live con Agorà:

Io ti voglio far vedere quest’immagine. Noi siamo in una zona che sarebbe pedonale, siamo qui da circa mezz’ora. C’è in realtà un passaggio di auto abbastanza numerose, abbiamo visto furgoncini. – Intanto alle spalle la zona è quasi deserta –  Non siamo fortunati in realtà in questo momento si stanno comportando… Non c’è nessuno, ma fino a pochi minuti fa c’era un passaggio intenso.

La polemica si è innescata sui social dove utenti più attenti fanno notare: “La giornalista in diretta dice che a Napoli c’è troppa gente per strada ma la telecamera inquadra una via Scarlatti deserta.” Un altro utente tuona: “Mi spiace non se ne parli, ma nel mio piccolo vorrei sottolineare quanto in basso stia scavando #agorai: l’inviata, in barba a ogni regola di distanziamento, tocca l’ospite; ‘Non siamo fortunati, i napoletani si stanno comportando bene’. Mi vergogno per loro“.

Durante la trasmissione di Agorà, oggi 16 aprile, però sono arrivate le scuse ai napoletani, ma a commentare l’episodio sui social anche Flavia Sorrentino dello sportello “Difendi la città” del Comune di Napoli:

Se chiedessimo spiegazioni probabilmente la giornalista direbbe che è stata fraintesa. Lo scoop non c’è e per sfortuna di chi ci osserva attraverso uno “sguardo nordico” i napoletani stanno dimostrando che il pregiudizio è nemico giurato della verità.

Non si tratta di cercare a tutti i costi un motivo per indignarsi, ma di constatare ogni volta quanto sia interiorizzato il preconcetto culturale verso di noi.
Le frasi pronunciate a metà, l’imbarazzo frammisto al dispiacere per non aver potuto cogliere in flagranza di inciviltà i napoletani, rappresentano moduli di un registro linguistico e gestuale che conosciamo bene e che combattiamo.

Se c’è una cosa che questa emergenza ha portato alla luce – con le migliaia di vite spezzate e le inchieste di Bergamo e Milano per epidemia colposa – è che non possedete nessuna titolarità di cattedra etica da cui potete darci lezioni di civiltà.
Probabilmente non ci dormirete la notte, ma è bene che cominciate a farvene una ragione.