1 min di letturaTullio Pironti è morto: addio all’editore-pugile

Addio a Tullio Pironti dalla vita avventurosa. Infatti prima di diventare libraio e poi editore, fu un pugile che disputò diversi incontri nell'arco della sua carriera.

Un’istituzione nel mondo della libreria partenopea. Note a tutti infatti quelle site a Port’Alba, nel cuore del centro storico di Napoli. Tullio Pironti è morto. Aveva 80 anni e prima ancora di dedicarsi all’editoria fu anche pugile. Discendeva da una famiglia di librai diventandolo a sua volta pubblicando il libro-reportage di Domenico Carratelli: “La lunga notte dei Fedayn“.

Tullio Pironti morto

A lui dobbiamo la divulgazione di molti autori stranieri in Italia, ma tra i suoi più grandi successi da editore è da annoverare “Il Camorrista” di Giuseppe Marrazzo, sul noto boss della Nco Raffaele Cutolo con tanto di trasposizione cinematografica per la regia di Giuseppe Tornatore.

Tullio Pironti pugile
Foto Facebook: @tullio.pironti

Sempre il giornalista Mimmo Carratelli ha curato la biografia di Tullio Pironti “Libri e Cazzotti“, il percorso di vita dello ‘scugnizzo’ di via Tribunali che da pugile (disputando oltre 50 incontri e convocato nella Nazionale italiana di Pugilato) è diventato editore. Anche lo scrittore Roberto Saviano pubblica una nota di cordoglio nei confronti di questa grande perdita per Napoli e la cultura italiana tutta:

E se n’è andato Tullio Pironti. Come racchiudere in un battito di parole la sua vita da picaro, pugile e lettore avido, don giovanni impenitente e appassionato editore? Pironti è stato tra i pochi, pochissimi editori napoletani in una città che uccide tutto ciò che non è immediato tornaconto, profitto.
Da editore era un cercatore di pepite, pubblicò per primo Raymond Carver, Don Delillo, Mahfuz, Easton Ellis. I grandi editori sonnecchiavano, spaventati dal nuovo, mentre lui riusciva a pubblicare questi autori arrivando prima degli altri. Senza di lui non avrei potuto leggere “Il camorrista” di Giuseppe Marrazzo libro che mi ha cambiato, travolto l’esistenza, un romanzo di non-fiction che nel 1984 nessuno voleva pubblicare (e anche oggi andrebbe cosí). E poi il sogno di Port’Alba, il quartiere dei libri a Napoli in cui sono cresciuto frequentando ogni singola libreria. Sogno che ora fatica a sopravvivere, ma a Tullio piaceva stare proprio lì, in Piazza Dante, vendendo i suoi libri. Ed è lì che ha vissuto l’ultima parte di una vita, piena, infuocata, erotica. L’eros della lotta come forma di conoscenza, della lettura come accesso alla seduzione, la vita stessa intesa come conquista di vita. Addio Tullio.