Un successo scientifico italiano riaccende la speranza per chi soffre di malattie rare: al Tigem di Pozzuoli, insieme all’Università Vanvitelli di Caserta, è stato sperimentato un trattamento genico che ha permesso a un uomo di 38 anni di riacquistare la vista, dopo anni segnati dalla progressiva perdita dovuta alla sindrome di Usher tipo 1B.
La procedura, condotta presso la Clinica Oculistica dell’Ateneo casertano, si distingue per l’originalità dell’approccio: il gene sano è stato suddiviso in due segmenti, ciascuno veicolato da un differente vettore virale, che hanno poi ricostruito la sequenza genetica direttamente nelle cellule del paziente. Questo metodo ha già dato riscontri positivi su altri casi e, dopo dodici mesi, Antonio – questo il nome del paziente – racconta di aver riscoperto la possibilità di leggere, uscire in autonomia e riconoscere i volti.
L’iniziativa, guidata dal direttore scientifico Alberto Auricchio, segna un passo avanti nella terapia delle malattie genetiche oculari e pone l’Italia in posizione di avanguardia. Il ministro Schillaci ha sottolineato la necessità di continuare a investire in ricerca e innovazione, mentre enti locali e nazionali ribadiscono il proprio impegno verso progetti che rendano la cura delle patologie rare più accessibile.

