Pozzuoli si candida a diventare Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 e sceglie di farlo partendo dalla sua condizione più complessa: il bradisismo. Il dossier presentato al Ministero della Cultura si intitola “La città delle fragilità creative” e prova a trasformare ciò che da anni segna la vita quotidiana dei Campi Flegrei – il movimento della terra, l’incertezza, la convivenza con un paesaggio instabile – in un progetto culturale, civile e urbano. Non una candidatura costruita soltanto sulla bellezza dei luoghi, dunque, ma sull’idea che una città fragile possa diventare laboratorio di ricerca, arte pubblica e partecipazione.
Il progetto, sostenuto dal Comune e dal sindaco Luigi Manzoni, è stato ideato da Paolo Lubrano, con Francesco Cascino alla direzione artistica e curatoriale, Luigi Pingitore alla narrazione e un comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte. Il percorso immaginato coinvolge alcuni dei luoghi più riconoscibili della città flegrea, dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, fino ai quartieri nati dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta. L’’obiettivo è fare del territorio non uno scenario, ma un interlocutore: un luogo in cui artisti, cittadini, istituzioni culturali, università e centri di ricerca possano lavorare insieme su opere, percorsi e pratiche destinate a restare.
La candidatura prevede il coinvolgimento di artisti internazionali e la realizzazione di opere permanenti per il patrimonio pubblico, con particolare attenzione ai quartieri della ricostruzione e ai processi di ascolto con gli abitanti. È qui che Pozzuoli prova a giocare la sua partita più interessante: non competere con le città che esibiscono soltanto musei, collezioni e grandi eventi, ma proporre una visione in cui l’arte contemporanea diventa strumento per leggere una terra viva, inquieta, stratificata. Una città che si muove sotto i piedi, insomma, e che proprio per questo chiede all’arte di non restare appesa al muro.
La selezione seguirà ora il calendario del bando nazionale. Il Ministero sceglierà entro il 15 settembre fino a cinque città finaliste, che saranno poi ascoltate in audizione pubblica entro il 15 ottobre; entro il 30 ottobre arriverà la proposta della giuria al ministro della Cultura. Alla città vincitrice andrà un contributo di un milione di euro per realizzare il programma. Per Pozzuoli, però, la candidatura è già un modo per spostare il racconto: dai bollettini del bradisismo a un’idea di futuro possibile, dove la fragilità non viene nascosta, ma messa al centro, guardata in faccia e trasformata in linguaggio.

