Il Castello delle Cerimonie, per anni luogo di matrimoni smisurati, arrivi scenografici e feste raccontate dalla televisione, si ferma davanti a una parola molto meno spettacolare: licenze. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta della famiglia Polese contro la revoca delle autorizzazioni disposta dal Comune di Sant’Antonio Abate. Per il Grand Hotel La Sonrisa, diventato celebre su Real Time, significa perdere la possibilità di proseguire le attività di ristorazione e albergo.
La decisione arriva dopo una sequenza di ricorsi, sospensioni e nuovi passaggi giudiziari. A maggio il Tar Campania aveva confermato lo stop alle autorizzazioni. Poi il Consiglio di Stato aveva concesso una sospensione temporanea, lasciando la struttura aperta in attesa della valutazione collegiale. Ora il quadro cambia di nuovo: i giudici amministrativi hanno ritenuto legittimi gli atti del Comune, adottati dopo la confisca definitiva del complesso.
La storia della Sonrisa non nasce con la televisione e non finisce soltanto con essa. Dietro il castello rosa, le sale monumentali e l’immaginario dei banchetti napoletani c’è una lunga vicenda legata alla lottizzazione abusiva dell’area. Dopo il passaggio del bene al patrimonio comunale, l’amministrazione ha avviato la revoca delle licenze. La famiglia Polese ha provato a opporsi, ma l’ultimo pronunciamento restringe drasticamente lo spazio operativo della struttura.
Resta ancora aperto il giudizio di merito, atteso nei prossimi mesi. Nell’immediato, però, il segnale è chiaro: senza autorizzazioni, la Sonrisa non può continuare come prima. È una fine che somiglia poco alle sue feste. Non ci sono fuochi d’artificio, né ingressi in grande stile. Solo carte, timbri, sentenze e quella forma di realtà che, prima o poi, entra anche nei luoghi abituati a vivere come scenografie.

